A quattro cholometri dalla costa tirrenica, sopra una piccola altura, coperti dal moderno abitato di Vibo Valentia, si trovano i risti dell'antico centro indigeno di Veipo, della prima colonia locrese di Hipponion e della successiva città romana di Vibonia.

La posizione sopraelevata, su di un fertile altopiano della penisola di Tropea, apparve particolarmente funzionale allo sviluppo di un'area urbana ben protetta sulle alture ma a ridosso della costa e del mare. Mentre sono scarsi i resti ed i rinvenimenti relativi al centro indigeno di Veipo, ben più apprezzabili sono invece le mura della colonia greca di Hipponion, indagate da Paolo Orsi nel 1916.

Le mura, che in origine dovevano essere lunghe 7 km ed alte 10 metri, sono state individuate in località Trappeto Vecchio, per un tratto di circa 350 metri. Si tratta di una costruzione a blocchi squadrati di arenaria e calcarenite riferibili al VI secolo a.C. per quello che riguarda la prima fase costruttiva. I blocchi squadrati sono disposti a doppio paramento con muretti trasversali di collegamento, al cui interno era il riempimento in argilla.

La cortina delle mura di Hipponion era rafforzata ogni 40 metri da torri cilindriche. Sul colle del telegrafo sono ancora visibili i resti di un tempio dorico del IV secolo a.C. identificato anch'esso nel 1916 dall'archeologo Paolo Orsi insieme ad altri due templi cittadini del'area archeologica di Vibo Valentia: il tempio ionico sull'altura del Cofino, e un altro dorico presso la cava Cordopatri.

In località Sant'Aloe è stato scavato un impianto termale riferito alla città romana di Vibonia del II d.C. L'impianto è arricchito di mosaici policromi figurati, da cui proviene un notevole ritratto marmoreo di M. Vipsanio Agrippa, genero dell'imperatore Augusto.

Sempre dall'area archeologica di Vibo Valentia provengono importanti reperti della necropoli arcaica di località Scrimbia, gran parte dei quali databili al VII secolo a.C. e conservati presso il locale Museo Archeologico di Vibo Valentia, mentre una bella statua marmorea acefala di Artemide è conservata presso il Museo Archeologico di Reggio Calabria.